Ape Domestica

Pubblicato il: Natura

Ciao! Ci sono anch’io: la piccola ape domestica!

DOVE TROVARLA: Mi puoi trovare in natura come ape selvatica se mi cerchi in buche nei terreni o in casa diroccate, oppure è più facile che mi trovi nelle arnie. Casette costruite da umani, che puoi vederle in molti prati di montagna o pianura. Lo sai che può vederci anche nei prati di Vigo di Fassa e dintorni?

Queste sono le arnie, la mia casa!

Ruches pres de la Balme-de-Thuy, Haute-Savoie, France.

 

 

 

 

 

 

COSA MANGIA: Ovviamente stai parlando con me, la piccola ape e di cosa si nutre un’ape? Ma del nettare! Devi sapere che sono un infaticabile operai e che la stanchezza non mi spaventa per nulla, infatti posso arrivare anche a succhiare il nettare di 250 fiori all’ora.

Una vera bontà! Niente da dire!

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CURIOSITA’: Vediamo un po’ da dove posso incominciare a raccontarti della mia vita nell’alveare?

La prima cosa che posso dirti e che siamo governate da un’ape chiamata ape regina e solo a lei è permesso riprodursi. Noi altre api invece abbiamo il solo e unico compito di procurare il miele e produrre il miele, oltre che occuparci dei piccoli di cas

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Ti presento la mia regina.

Il maschio da noi, chiamato fuco, non produce il miele ne esce dall’alveare per raccogliere il polline. Il suo scopo principale è quello di occuparsi della riproduzione assieme all’ape regina. Però ci aiuta anche a nutrire i nostri piccoli. La sua vita è più breve della nostra, infatti può vivere all’incirca cinquanta giorni, mentre noi operaie il doppio, ma l’ape regina ci supera tutte, infatti arriva a vivere fino a sette anni!

 

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Lui invece è il nostro maschietto, il fuco.

 

 

 

Quando individuo una nuova sorgente di cibo, inizio a danzare nell’aria per comunicare alle mie colleghe la mia scoperta.

Infine, sai che ci tengo talmente alla mia casa che posso anche morire per essa? Quando un animale o lo stesso uomo minacciano la mia casa, non esito a sacrificarmi e vado all’attacco del pericolo affondando il mio pungiglione che staccandosi dal resto del mio corpo, provoca la mia morte… però la mia morte non è stata inutile, infatti il mio pungiglione penetra in profondità e inietta il veleno. Cosicché il mio sacrificio ha portato alla salvezza della mia casa e dalla mia famiglia.

Ma ti sei chiesto come faccio a superare l’inverno? Dopotutto d’inverno non ho fiori per prelevare il polline e fa troppo freddo per me e quindi non posso neanche volare. Ebbene, sappi che il mio apicoltore, mi nutre con un speciale cibo zuccherino e io e le mie compagne assieme alla nostra regina ci stringiamo strette strette in un angolino dell’alveare per tenerci al caldo… purtroppo per i nostri fuchi non c’è ne spazio né cibo e quindi se ne andranno dall’alveare.

  • STORIA O LEGGENDA? A quei tempi le api erano state delegate dal Signore a fare le guardiane nei riformatori dove gli animali intelligenti, perciò ribelli e insofferenti alla disciplina, venivano rinchiusi per un periodo di rieducazione. Rieducazione che non avveniva mai giacché per diventare buoni ci vuole affetto, e per diventare più cattivi la reclusione. Le api, solerti e precise come sempre, avevano preso sul serio il loro compito. Punivano con ferocia i trasgressori, coloro che fomentavano rivolte e disordini. Bucavano i ribelli con il pungiglione anche più volte al giorno. Un povero tasso, finito dentro per testardaggine, non si rassegnava e mordeva le sbarre. Lo punsero fino a farlo diventare gonfio come un pallone. Le api erano centinaia, migliaia, anzi milioni, e non temevano i reclusi. I quali lottavano con tutti i mezzi per evadere da quella casa di correzione: di meritare di nuovo la libertà non se ne parlava nemmeno perché là dentro nessuno riusciva a cambiare il proprio carattere. Un gatto era un gatto, e si comportava da gatto. Invece, per uscire, avrebbe dovuto fare il pulcino. Cosa che non gli riusciva. E così gli altri. Erano quello che erano, e non potevano cambiare. Allora tentavano l’evasione. E le api li punivano a suon di punture. Giorno e notte, anche quando non serviva perché i reclusi stavano buoni. Lo facevano ormai per gioco. Si divertivano a bucare i condannati per il gusto di provocare loro dolore.

Il Signore le ammonì. < Fermatevi > disse. < Usate il pungiglione solo per difesa, ma mai per fare male senza motivo. Ma le api non gli badarono, continuarono con ferocia a pungere i detenuti giorno e notte. Alcuni morirono. Come un povero verme che, proprio perché era un verme, scavava nella terra. Le api credettero che volesse evadere e lo bucarono fino a farlo morire. A quel punto il Signore le punì. Fece sì che ogni che un’ape pianta il pungiglione nel corpo di qualcuno muoia essa stessa. < Così starete attente prima di pungere gratis > disse il Signore. Da quel giorno le api furono molto caute nell’usare il pungiglione.

(Racconto tratto da Storie del Bosco Antico di Mauro Corona. Edito Oscar Mondadori Best Sellers 2011)

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