Gli Animali Della Val Di Fassa: Il Camoscio

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Mi presento: sono il Camoscio!

Nel nostro viaggio alla scoperta degli animali più amati della Val di Fassa, oggi andiamo a conoscere da vicino il camoscio!

Dove mi trovi

Mi puoi trovare nei boschi intervallati da pareti rocciose, soprattutto in quelli dove ci sono pini, abeti, castagni, faggi e anche i pini mughi o cirmoli.
Sappi, però, che non sono un animale stabile: la mia casa varia a seconda del periodo dell’anno e della disponibilità di cibo.

camoscio-animali-val-di-fassaCosa mangio

Mi piacciono molto le piante erbacee, in particolare le foglie e i ramoscelli di graminacee. Durante l’inverno, però, mangio soprattutto arbusti, aghi e licheni.

Curiosità

Uno degli aspetti più interessanti nella mia famiglia è la differenza tra maschi e femmine. Io, che sono un maschio, ho un corpo più robusto sul davanti, che mi serve per avere più forza durante i combattimenti per il dominio del territorio. Le mie compagne invece, hanno un corpo più sinuoso e longilineo. Loro infatti, non devono combattere!

Io ho due tipi di mantello, quello invernale e quello estivo. Quello invernale è più lungo morbido e folto, con una tonalità più scura. Quello estivo, invece, è più corto e ha un colore tendente al marroncino. Per distinguere con sicurezza i maschi dalle femmine va osservata attentamente la striscia di peli scuri che abbiamo sul dorso e sulle zampe: se è più lunga e folta hai davanti un maschio.

camoscio-corna Come il mio amico stambecco, io non perdo le corna. Però le mie sono divise in due parti: una interna e una esterna, quella che vedi di colore nero. Puoi sapere quanti anni ho contando i minuscoli cerchi che si formano ogni primavera.

Le femmine con i piccoli passano le giornate in ampie pianure montane, che permettono loro di trovare il nutrimento necessario, sia per loro sia per i cuccioli. Chissà, magari durante la tua vacanza in Val di Fassa ti potrà capitare di incontrarci!

Storia o leggenda?

Nei tempi antichi il camoscio aveva le corna dritte, lunghe e sottili a mo’ di fusi. Il corpo, invece, era perfettamente uguale a oggi. Spericolato, agile e forte come nessun animale dei monti, scorrazzava sulle rocce con balzi e scatti che ricordavano bagliori di saetta. Succedeva, però, che proprio in virtù del suo estremo coraggio, gli capitassero parecchi incidenti. Molti camosci morivano cadendo dalle rocce o scivolando sui ghiacci dei pendii congelati d’inverno. E anche le femmine erano ugualmente spericolate e coraggiose. Spesso più dei maschi.

Capitò che un tiepido maggio una camoscina alla sua prima maternità dette alla luce due bei cuccioletti. Cosa rara due, di solito ne fanno uno solo. La mamma era molto felice dei suoi piccoli e, quando non li allattava o faceva loro il bagno con tenere leccate, saltava qua e là lungo le creste come una farfalla. Un giorno, mentre tornava dai figli sfrecciando lungo una cresta di rocce verticali, scivolò e iniziò a precipitare. L’ultimo pensiero andò ai suoi cuccioli. “Moriranno di fame” pensò. Uno strazio infinito le graffiò il cuore. Non aveva paura di morire, ma voleva vivere ancora un poco per tirarli grandicelli.

Il Signore andò in suo aiuto. Improvvisamente la camoscina si trovò sospesa nel vuoto. Le sue corna si erano piegate all’indietro come uncini d’acciaio che, agganciandosi alla roccia, ne avevano arrestato la caduta. Da quel giorno i camosci nacquero con le corna curve all’indietro e ne morirono molti di meno per capitomboli.

(Racconto tratto da Storie del Bosco Antico di Mauro Corona. Edito Oscar Mondadori Best Sellers 2011)

Guarda una giovane femmina nel bosco!

Adesso tocca a te: colorami!

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