Gli Animali Della Val Di Fassa: Il Gallo Cedrone

Mi presento: sono il Gallo Cedrone!

Nel nostro viaggio alla scoperta degli animali più amati della Val di Fassa, oggi andiamo a conoscere da vicino il gallo cedrone!

DOVE MI TROVI

Il mio ambiente preferito sono i boschi di montagna con alberi ad alto fusto e cespugli carichi di bacche gustose e appetitose.

D’inverno, invece, la mia casa se c’è troppa neve, diventano i rami degli alberi, dove posso trovare il nutrimento necessario per sopravvivere.

COSA MANGIO

Mi nutro principalmente di gemme di alberi, foglie, bacche, semi, trifoglio ed insetti. Per digerire tutte queste bontà, ho bisogno anche di sabbia e sassolini e molta acqua, ed è per questo che preferisco terreni irrigati.

Curiosità

LA DIFFERENZA TRA ME E LA MIA COMPAGNA: io sono di colore nero, verdastro sul collo e ho ali marroncine e anche la mia coda è sul nero macchiata di bianco e soprattutto ho il sopracciglio di un bel rosso acceso, che mi rende proprio un bel maschio da vedere!

La mia compagna invece, non è colorata come me. È quasi tutta marroncina, maculata di nero e ha il sotto del collo sull’arancione. Naturalmente è anche più piccola di me!

IL RITUALE D’AMORE: Per prima cosa, metto la mia testa in posizione obliqua, allargo le piume del collo e quelle gola e incomincio ad emettere una serie di suoni simili a fischi, il tutto accompagnato da una danza di passi, movimenti di ali e di coda, oltre a salti sui rami.

Quando sono in amore, sono talmente preso da tutto questo, che mi dimentico pure di mangiare, al contrario delle mie femmine che invece aspettano che noi maschietti finiamo la nostra danza decidendo chi è il migliore tra di noi, occupando il tempo a mangiare tranquillamente come nulla fosse.

SONO PASSATO PER DI QUI SE VEDI… dei mucchietti di escrementi  grossi quasi come un dito umano, sono pieni di aghi di larice o di pino e hanno la punta bianca.

Storia o leggenda?

A differenza del forcello, il cedrone, ai suoi tempi, aveva un canto stupendo. Stava sui larici, nei mesi di marzo e aprile, al limitare di magiche radure assieme agli spiriti dei boschi. Quando ancora l’alba non aveva cacciato la notte tirandola per i capelli per prendere il suo posto, liberava il canto strepitoso. Le cedrone lo sentivano e correvano da lui che, superbo maschilista, ne sceglieva una, la più bella, e cacciava via le altre a beccate.

L’urogallo, prendeva sovente in giro il forcello, perché aveva, poveraccio, un canto triste. Gli diventò così per malinconia quando il Signore lo punì piegandogli la coda. Il cedrone non solo prendeva in giro il forcello ma c’è l’aveva pure con gli uomini del bosco che disturbavano il suo canto. Infatti al mattino presto, quando faceva ancora buio, i boscaioli spezzavano rami e frasche per accendere i fuochi. Li rompevano con le mani provocando il caratteristico tac, tac, che disturbava il re delle selve. Il quale per vendicarsi rilasciava sulle teste degli ignari uomini i suoi escrementi. Il Signore si stufò e per dargli una lezione che cosa fece? Tramutò il suo canto lunare melodioso e magico nel rumore che i laboriosi uomini facevano quando rompevano rami e frasche. Da allora il gallo cedrone canta spaccando la legna TAC, TAC, TRA-TAC. Così ebbe un po’ di soddisfazione anche il forcello, ma non gli uomini del bosco, che continuarono a ricevere escrementi sulla teste.

(Racconto tratto da Storie del Bosco Antico di Mauro Corona. Edito Oscar Mondadori Best Sellers 2011)